Gabbia

All’interno delle mie credenze, riponevo speranze in barattolo a perdere essenza.

Alle porte delle mie paure, mi assicuravo che lucchetti di insicurezza barricassero il mio affrontarle.

Al soffitto delle mie idee, porgevo volo dei mie deboli credo.

Alle finestre del mio parafiliaco voyeurismo, tenevo occhi bassi alle opinioni delle altrui certezze.

Eremita nella mia voluta prigionia.

Mendicante di appagante commiserazione.

Claudicante di ignava mestizia.

Coscente perdente di occasioni donate.

Scimmia che balla al tocco di accomodanti carezze.

Grato alle sgusciate bugie che mi facevano sopravvivere, riponevo tesoro nell’essere accettato.

Nell’angolo di muro che chiamavo ristoro, ho udito luce battente a morse linguaggio.

Nulla più fù limite per me.

Grattai con impigrite passioni quel muro di ottusa gabbia.

Io architetto del mio sconforto…creavo uscita dalla mia tomba di vetro essere.

Sanguinante mani lasciarono brandelli del mio essere vetro.

Ogni centimetro ho eroso.

La mia volontà toglieva fuliggine al mio vedere.

Esangue e prono raggiunsi tua eco.

Non vidi te al mio uscire in luce.

Nessuna strada era lastricata.

Alle spalle le grida della mesta certezza.

Davanti nulla e domande

Iniziai a camminare.

Tu eri la…ciò mi bastava.

10 risposte a "Gabbia"

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