Quella Sera (Parte I)

Non mi aspettavi.

Mi ero preparato a lungo per quel momento.

Ero vestito in completo grigio,camicia bianca a collo italiano, gemelli in oro e argento ovali con le iniziali D e L, cravatta scura e scarpe con lacci nero opache.

La cintura nera in pelle liscia e la fibia in argento chiudevano in perfetta simmetria lo stacco tra camicia e pantaloni.

L’orologio con il quadrante bianco, bordato di oro e il cinturino in pelle mi segnava le 00:37

Ho usato la chiave di sicurezza che, vino veritas, mi hai sussurrato di avere sopra lo stipite della porta.

Toltomi le scarpe sul freddo marmo del pianerottolo, ho inserito la chiave e accompagnato lo schiocco e l’apertura con ovattata attenzione.

Legno antico e cardini non oliati rischiavano di rendere vano il mio intento.

Ho richiuso dietro di me la solerte porta insieme alle mie remore e ho iniziato a salire i gradini che portavano alla sala della tua casa.

Odore di fumo e profumo di donna mi portarono alla memoria i film noir anni ’30.

Non fosse bastato questo, i bicchieri di whisky con l’impronta del tuo rossetto resero giustizia alla memoria in celluloide.

Mi aspettavo una melodia nostalgica proveniente dal tuo pianoforte e il tutto sarebbe diventato bianco e nero nella mia realtà.

Elettrici lampioni sulla strada fronte finestre, spandevano aiuto nel mio cercarti.

Il respiro cadenzato mi fu sufficiente per trovare il mio cercato desiderio.

Ti vidi sul letto.

Manto di seta nuvola saliva e scendeva al tuo sognare.

Mi avvicinai e ammirai le onde di placa tempesta.

Non volevo il tuo sussulto, ma pretendevo il tuo respiro.

Quindi decisi di porti al mio volerti.

Mi allontanai e mi sedei sulla chester Bordeaux posizionata vicino al tuo letto.

La seduta comoda e bassano permetteva di averti in mia visone ma non in tua vista.

Accavallai la gamba sinistra sulla destra e presi dalla tasca interna della giacca il mio cellulare.

Piccoli bagliori rifletterono luce sul gemelli della mia camicia e per un attimo sfiorarono le tue palpebre chiuse.

Un minuscolo smuoversi di ciglia mi fece correggere il mio muovermi.

Superato l’istante di allarme, inizia a battere i pollici sulla lucente tastiera e premetti un primo invio.

[Ciao splendore…😏]

Suono e vibrazione illuminarono il tuo angolo di comodino.

Non ti muovesti. (Sapevo che eri abituata ai messaggi notturni)

Riprovai con un altro messaggio. Invio.

[Lo sai che ho davvero voglia di te? 🤭]

Ancora suono e vibrazione…

Nessun turbamento da parte tua.

Insistei ancora…

[A. Ho desiderio di sentirti]

Vibra…suona…

Ti vedo agitarti nel letto.

Sorrido sornione.

Una mano raminga cerca a tastoni la fonte del disturbo.

Lo trova.

Lo avvicini al volto e tocchi il display.

Gli occhi si chiudono al fastidioso dilatarsi delle pupille, e per qualche secondo attendo che si abituino alla luce improvvisa.

Poi…leggi.

Un mezzo sorriso ti appare sul volto.

Allora inizi a scrivermi…

[Amore!!! 😍😍😍❣️❣️❣️😘😘😘

Cosa ci fai ancora sveglio a quest’ora? 🕵🏻‍♀️]

Invii…

Un suono vicino rimbalza al tuo orecchio.

Ti blocchi…

Respiro assente…

Ti siedi di scatto con la testa tesa e lo sguardo irto…

Vedi una sagoma seduta e ti si raggela il sangue…

Poi…la luce del mio telefono illumina il mio viso…e abbandoni lo sgomento con sussulto di cuore e occhi.

“Ma cosa ci fai qui amo! O mio Dio! Mi stavi uccidendo” mi dici con un sorriso di falso rimprovero.

Il tuo sorriso e il tuo sospirare veloce mi fa sorridere è ,un po’, intenerire per la paura che ti ho causato.

Rispondo al tuo muto quesito con fare strafottente.

“Perché? Chi doveva esserci secondo te?”

Il mio sorriso nasconde male il mio giocoso rimprovero.

“Dai!!! Mi stavi facendo prendere un colpo!

Ma come hai fatto a entrare? Mica avrò dimenticato la porta aperta???”

Tutto questo mentre sgusci fuori dal letto nella tua camicia da notte bianca lunga solo fino alla fine del tuo perfetto fondoschiena.

Appoggi i piedi nudi sul parquet e con mosse tra l’imbarazzo e il ricercato, ti metti la vestaglia lunga che utilizzi per la casa.

Poi ti volti e corri ad abbracciarmi.

Mi alzo dalla chester inebriandomi della vista di ciò che è mio e di cui non sono mai pago di avere.

Un lungo,caldo, giocoso, amato abbraccio riunisce gli opposti corpi.

Le mie mani aperte coprono la tua schiena per intero e la mia bocca affonda sul tuo collo proteso.

“Mi mancavi e volevo essere con te” sussurrai al tuo ascoltarmi.

Un mezzo sorriso e una risata nascosta ripagano la mia attesa di ogni istante.

Slegati dall’abbraccio, mi guardi e mi tieni per mano con occhi radiosi.

Pochi istanti e le mie labbra vanno a dischiudere quello che il tuo sorriso disegna.

Inaspettato…

Atteso…

Ricercato…

Con quel bacio dichiarai, con lingua di china, la tua pergamena volontà.

Ti saresti staccata da me se te li avessi concesso per fuggire a prendere una sigaretta…ma non ti fu permesso.

Con preciso percorso misi la mia mano destra sulle tue scapole e ti tirai più forte a me per farti vestire al mio corpo.

La mano sinistra apriva falangi per percorrere la sagoma del tuo viso.

Il pollice disegno le labbra fino a schiudere le sorelle dita tra il tuo volto e il tuo collo.

Affanno a ogni mia mossa.

Gambe tremule al mio tocco.

Pochi secondi di questo marchiarti, e già percepivo il turgido inizio della tua eccitazione.

Come invito la mia mano dietro la tua schiena inizio a scendere per per scivolare sulla vestaglia di nuda essenza.

La mia mano percepì l’inarcassi della tua schiena e le curve dei tuoi glutei.

Con dita d’arte inizia a sollevarti il velo e scivolai sulla pelle viva.

Le mie dita ruvide seguirono la umida pelle…fino al fermarmi delle altre tue labbra.

4 risposte a "Quella Sera (Parte I)"

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