Quella Sera (Parte II)

Sussulto…

Affanno…

Unghie che iniziano a stringermi le vesti…

E io sono fermo.

Fermo con dita che sfiorano le tue bagnate richieste.

Il mio pollice sulla tua bocca riceve ansimi e caldo fiato.

Capii che volevi prenderlo in bocca per riprendere il controllo e farmi cedere alle tue attenzioni.

Ti dissi sorridente:

” Mia Regina di inganni…

Il tuo Re è folle di te…ma non si fa prendere in scacco” ti sussurrai tra il mio dito e le tue intenzioni.

Ti vedo sorridere e mi sgrani gli occhi giocosi.

In quell’istante…

il pollice sul tuo labbro…

l’indice e il medio vicini al tuo sesso…

entrarono contemporaneamente nelle tue labbra e schiusero le restanti dita a gabbia di possesso.

I tuoi occhi ebbero un sussulto è una lacrima inattesa.

Iniziai a sbattere con foga le dita nell’incavo del tuo venere tempio.

La mano sinistra con il pollice nella tua voce spinse in giù la lingua per poterti guardare la bocca spalancata.

Il tuo dimenarti era una lotta tra il liberarti e l’avvinghiarti a e da me.

Le dita spingevano ricurve verso l’alto del tuo sesso.

Umida eccitazione colava a ogni mio strusciare.

Alle dita già occupate a ricercatori piacere unii il gemello nella tua bocca.

Quest’ultimo inizio a solleticarti il piccolo roseo grilletto della tua musicale figa.

Strinsi con foga le dita a tre e colpii le parti del tuo più intimo piacere.

Non ci volle molto per sentire lo schizzo caldo e il mugolio della tua voce gettarsi sulle mie dita e irrorare le mie mani e colare copioso e irruento.

Appena ti sentii cedere al convulso orgasmo, ti strinsi la vita per tenerti sollevata a me.

Il tuo volto…

I tuoi capelli…

Le tue mani…

Tutto afferrava le mie spalle…

“O mio Dio G. Mi spiace ma ti ho schizzato dappertutto”

Mi dicesti con il viso nascosto e il corpo ancora vibrante.

Io non dissi nulla.

Ti spostai dal mio corpo.

Guardai il piacere che mi donasti sparso sul pavimento e sulle mie scarpe.

Non dissi nulla.

Alzai lo sguardo…

Mi guardavi tra lo spaventato e l’imbarazzato.

Io spostai le mia mani sui tuoi polsi e li strinsi.

Una piccola smorfia di dolore attraverso il tuo volto.

“Non scusarti” ti dissi con voce ferma

“Pulisci” ti dissi con voce che ben conoscevi

Mi voltai e mi rimisi seduto sulla chester

Tu rimasi per un attimo impalata dove eri

La vestaglia chiazzata…

Piacere liquido colante dalle tue gambe e sui tuoi piedi nudi.

Ti guardai…e aspettai