Quella Sera (Parte V)

Finii di asciugarmi e riposi lo sgualcito mantile sulla argentea postazione.

Tu stavi continuando il tuo attento lustrare…

Con noncuranza della tua dovizia, aprii la mia immagine riflessa che nascondeva l’armadietto.

Presi un souvenir e lo misi nella tasca dei pantaloni.

Richiusi lo specchio e ti ridetti attenzione.

Ti appoggiai la mano sinistra sulla testa , chinandotela leggermente all’indietro, ti feci intendere di abbandonare il tuo dovere.

Ti sorrisi.

Senza aspettare una tua risposta ad esso, utilizzai entrambe le mani per slacciarti dal metallico appoggio.

Ripresi in mano la cintura e ti feci alzare.

Come ogni volta, restai sbalordito di quanto tu sia alta e di quanto poco il tuo alzarti non raggiunga il mio.

Tirai con mirata attenzione la cintura quanto bastava per far uscire l’ardiglione dalla fessura.

Te la tolsi e la attorcigliai, alla bene e meglio, nella tasca interna della giacca.

La prima cosa che facesti fu quella di accarezzare il rosso collare tatuato nella tua pelle.

Iniziasti a respirare con più ampio vigore.

Io rimasi a guardarti per qualche attimo.

Senza toglierti lo sguardo di dosso mi rimisi a posto il sesso ancora eretto e lo spinsi nella sua prigione di tela.

Chiusi la patta…e mi voltai per dirigermi verso la cucina.

“Sistemati. Preparo il caffè” sentisti uscire dalla mai schiena in tua vista.

@La tua casa non è nota alla privacy@,

pensavo sorridente salendo piccoli scalini senza porte divisorie.

Iniziai a svuotare, pulire e ricaricare la moca mentre sentivo che avevi fatto partire la doccia.

Di contrasto accesi il fuoco sotto la caffettiera.

Attesi il gorgheggiante suono dell’acqua che bolliva, e pensavo alla similitudine con te.

Entrambe vi stavate preparando con acqua calda.

Entrambe emettevate respri sonori.

Entrambe stavate aspettando che vi prendessi.

Entrambe da assaporare.

Sentii il sibilo della nera venuta.

Presi un piccolo vassoio trovato nella piattaia.

Lo sistemai sul piano di lavoro della cucina e vi appoggiai sopra le due tazzine da caffe argento di cui sei sempre stata fiera.

Accompagnai l’argento con la colorata zuccheriera e porsi due cucchiai ai rispettivi bordi.

Presi la fumante caffettiera con una mano e afferrai un cucchiaino che avevo apparecchiato in precedenza.

Intinsi il cucchiaio nel nero mare bollente, e iniziai a ruotarlo intorno alla canula in senso orario.

Finii e versai il caldo liquido ossidiano.

Rimisi a posto la caffettiera, e mi diressi verso il tavolo sottostante.

Appena appoggiai il vassoio in equilibrio sul tavolo, ringraziai gli Dei del tempismo che mi avevano concesso…perchè ti vidi…

Dietro il muro a, me invisibile in quella posizione, due statuarie gambe avvolte in velati collant neri, correvano su piccoli binari di giarrettiera in pizzo che univano le due maestranze con un leggerissimo filo di slip.

Sopra di esse…un reggiseno chantel dello stesso colore, ornava i tuoi seni come bouquet di rigoglioso fiorire.

Il tutto coperto da una vestaglia più leggera dell’aria che la spostava e più velata della stessa seta.

Mi resi conto di essere rimasto vittima del tuo incanto quando, scendendo i tre gradini che ci dividevano, mi sollevasti la mandibola con il dito indice della smaltata mano destra.

Mi sorridesti e mi baciasti sulle labbra ora chiuse.

“si raffredda”

Mi indicasti con gli occhi le tazzine dimenticate.

E io ribollivo in pieno contrasto.

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