Quella Sera (Parte VII)

Bianca carne.

Opulenza di sensi

Fragranza di voglie.

Blasfema croce.

Questo è stato il mio pensiero mentre ti sedevo a capo tavola dove il tuo corpo finiva.

Senza parlare.

Senza riguardo.

Presi le tue caviglie e le strinsi a bloccarne l’articolazione.

Ti tirai a me allargando le braccia per spalancarti le gambe.

Con grezza arroganza le appoggiai sulle mie spalle e ti ghermii i fianchi per avvicinarti ancora di più a me.

Ti sentisti mera merce al tuo mercante…ed era quello che volevo.

Guardai l’incavo dei tuoi arti spalancati.

Il filo del tuo intimo segnava linea nera sul rosa delle tue colanti labbra.

Non attesi.

Non mi interessava.

Presi il nero filo con le dita della mano destra e, torcendomelo tra le falangi, lo tirai con deciso fervore.

Iniziasti a gemere e a contorcerti.

Io continuai a tirare e iniziai a dare strattoni sempre più decisi sulle rosee volute.

Ti dibattevi in piccoli archi.

Non mi bastava.

Con la mano sinistra ti presi il piccolo prepuzio del tuo piacere e lo strinsi con decisione.

Iniziasti a lamentarti…gutturale piacere di dolore liquido.

Non mi bastava.

Ti tirai ancora più a me e liberai il piccolo clitoride dalla mia morsa, solo per spostarlo alle carnose labbra.

Le presi con fiero dominio e le chiusi a suturare il taglio dell’intimo tessuto.

Strinsi con tale decisione da sentirti lamentare.

Continuai a strizzare le rosee carni.

La mano che teneva avvinto il tuo intimo striava il tuo sesso come corda di violino.

Eri il mio strumento…e io volevo la tua overture.

Continuai fino a quando non ti si ruppero gli slip.

Fù uno schianto acquoso di panno bagnato.

Non mi bastava.

Senza attendere.

Senza pensiero.

Ero obnubilato dalla sete.

Affondai le mie labbra a succhiare le tue.

Un bacio liquido di schiocchi e risucchi.

La lingua perlustrava il tuo carnoso buco e i denti sbranavano le tue volutuose escrescenze.

Ero famelico demone.

Strinsi sempre di più i tuoi fianchi mentre la mia bocca ti lasciava segni nelle carni.

Gutturale il mio divorarti.

Gridavi…

Grondavi..

Gioivi…

Spinsi le mie labbra a penetrare nella tua figa.

Ero dentro di te con fame isaziabile.

Spostai le mie mani ai tuoi seni e li strinsi per strapparteli dal tuo corpo.

Tu eri il mio nutrimento.

Urlavi.

Lacrimavi.

Godevi.

Fino a quando sentii le tue terghe stringersi…

I muscoli della tua vulva contrarsi…

La tua schiena inarcarsi…

E il tuo getto irorarmi il mio sbranarti.

Fù un fiume.

Fù caldo getto di troia a scivolarmi nella bocca e sul tavolo.

Era furore e liberazione.

Era orgasmo e preghiera.

Era il tuo osannarmi…e io mi beatificavo.

Brividi e spasmi percorsero il tuo corpo.

Mi parlasti, ma non ascoltai nessuna parola che usci dalla tua bocca.

Tornai in me.

Sollevai il busto e i tuoi umori lo seguirono.

Avevo al camicia chiazzata del tuo getto, e la barba umida del tuo succo.

Sempre senza parlare, ti sfilai dalle gambe ancora tremanti, l’intimo strappato.

Lo aprii ammirandone le trame…e mi ci pulii la bocca e il viso.

Finito il mio rassettarmi mi alzai dalla sedia.

Mi avvicinai a te.

Avevi la bocca semiaperta in fame d’aria.

Il corpo svuotato orpello della tua mente in oblio.

Mi porsi verso di te…e ti baciai la fronte.

Ti sentii sorridere e mi alzasti il mento per richiedermi le labbra sulla tua bocca.

Senza spostarmi dalla tua fronte, appallottolai l’intimo intriso di te.

E senza morale lo spinsi nella tua bocca semi aperta.

La sorpresa ti fece sobbalzare, ma la mia mano vipera ti chiuse la bocca con il suo largo palmo.

“Ho appena iniziato puttana.” Ti sussurrai con le labbra ancora chiuse sulla tua fronte.

“Il gioco è appena incominciato”

4 risposte a "Quella Sera (Parte VII)"

I commenti sono chiusi.