White Shadow

E’ tutto buio nella stanza aperta davanti a me.

Le luci del corridoio lampeggiano e sfrigolano in spasmi di premorienza.

Solo il contorno della mia forma allungata illumina l’ingresso a me proteso.

Chiudo la porta alle mie spalle e attendo.

Lascio che i suoni si plachino nella mia mente e ascolto il buio che mi circonda.

Pochi attimi e finalmente ti sento.

Fiato contratto e continuo.

Sai che ti ascolto.

Le mie scarpe fanno scricchiolare l’eco di passi gia stati.

Predatore della tua paura, mi avvicino al tuo respiro.

Dalla tasca estraggo l’accedino in onice .

Faccio scattare la sicura e il fuoco divampa la mia presenza.

Stringo per un attimo gli occhi e rinascono a rettile ricerca.

Ti vedo.

Al centro della stanza, vestita solo della tua pelle

Seduta sulle gambe, con le braccia distese in saluto.

Il lastricato su cui sei posata e oleoso e grigio.

La schiena chiara ricopre il tuo corpo come una sindone in onda.

Mi avvicino scivolando sulla mia ombra ghiaccio.

Con la mano accarezzo il corvino dei tuoi capelli e come crine li afferro in morsa.

Sollevo il tuo inchino e lo rendo preghiera.

Mi guardi con gli occhi bassi.

“Brava la mia piccola!”.

Con lentezza libero i capelli che tornano a scivolarti sulle guance arrossate.

Il dorso delle mie dita seguono il velluto del tuo viso.

Scendono sulle tue guance fino a fermarsi sotto il tuo mento.

Il pollice e l’indice sorreggono il tuo volto come un padre farebbe con la figlia.

Sento il tuo fiato.

Vedo il tuo corpo ondeggiare al respiro.

Annuso il tuo profumo.

La mano, più veloce più del mio pensiero, ti afferra la gola.

E il tuo respiro risponde muto.

Non ho bisogno di parlarti ne tu di ascoltarmi.

Avvicino il volto al tuo e lascio che il mio fiato ti restituisca quello che hai perso.

Le labbra si schiudono alla disperata ricerca di vita brezza.

Gli angoli degli occhi iniziano a riversare il salato fiume delle tue lacrime.

La mia lingua lascia il suo vano e raccoglie il salato raccolto.

Stringo più forte.

Vibri alla mia stretta ma non opponi resistenza.

Sento le braccia che vorrebbero alzarsi per districare la mia prigione, ma non osi farlo.

“Brava la mia piccola!”

Lascio la presa di scatto e ti afflosci sulla lurida tua alcova.

Grigio pavimento.

Bianca pelle.

Viso rosso.

Buio intorno.

Colori che non hanno spazio se non quello illuminato dalla mia fiamma.

Appoggio l’accendino vicino al tuo corpo.

Le fiamme ne rendono più vivo il suo vibrare.

Dalla tua posizione vedi solo scarpe lucide nere che riverberano la luce della fiamma.

Più in alto…solo contorno.

Mi rialzo e infilo la mano sinistra nella tasca destra della giacca.

Ne estraggo un paio di guanti bianchi in cotone e me li infilo con l’eleganza da loro richiesta.

Prima la destra tenendone il bavero con la sinistra.

Poi la sinistra ripetendo il gesto con la destra.

Finita la breve cerimonia, con la mano destra estraggo un lungo oggetto dalla cintura.

Un flogger bianco a nove code in pelle con rifiniture in rosso damasco.

Amore, Destino, Forza, Complicità, Gioia, Anima, Passione, Lux.

Queste sono le impresse verità scritte su ogni lingua.

In cima le nostre iniziali.

D&L.

Come una brava e attenta allieva che conosce quello che deve fare, ti metti nella consona posizione che hai dovuto imparare cosi bene.

Mani a terra, braccia tese, schiena rigida e gambe raccolte.

Appoggio le bianche lingue a baciarti il fianco sinistro.

Le lascio scivolare in modo ondulatorio facendola salire sulle tue spalle.

Inizio a farle scorrere come bianche promesse sulla tua schiena.

Come flutti la percorrono a scoperta di ogni tua curva soffermandosi sulle sode terghe.

Lo schiocco è un lampo che illumina il buio.

Posso sentire le tue preghiere sgozzate.

Altro schiocco.

Urla il tuo silenzio

Altro schiocco.

La fiamma si spegne.

Altro schiocco.

Rimane il suono.

Restiamo noi.

“Brava la mia piccola”.

 

 

 

 

 

 

 

 

16 risposte a "White Shadow"

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